Il teatrino della politica | TDP

spettacolari burattini parlanti

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Lega, la corsa a “chi si dimette di più”. Tranne la Mauro…

In Lega Nord sono da sempre stati “diversi”. Più urlatori, più populisti, ma anche più schietti e (apparentemente) meno corrotti. Almeno fino ad oggi.

Gli scandali o presunti tali che stanno investendo il più antico partito d’Italia presente in Parlamento hanno fatto emergere una singolare ulteriore caratteristica: la propensione al “passo indietro”.

Da Renzo Bossi all’odierne dimissioni annunciate da Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo, nel partito del (non più) segretario Umberto Bossi è corsa a dimostrare di essere senza macchia e, seppur sfiorati e non indagati, a rimettere il mandato, a “dare l’esempio” come ebbe a dire il Trota giorni fa.

Ma siamo sicuri che questa strategia sgorghi dal profondo del cuore dei dimissionari? O non siano più un volersi ingraziare i reggenti del partito, far passare la burrasca e poi ricicciare fuori tra un po’ con altri incarichi? Il sospetto sorge, anche perchè il bagno purificatore a volte ha degli inspiegabili buchi neri (vedasi il mancato allontanamento dal partito di Bossi jr).

Insomma in tutto questo bailamme, il Tdp quasi quasi tifa per Rosy Mauro, leghista-terrona che, avendo tutti contro, probabilmente resisterà strenuamente al suo posto. Divenendo il primo vicepresidente del Senato “ad personam”, appoggiata solo da sé stessa.

Buon divertimento!

Rosy Mauro non molla nonostante tutto. Puglia vs resto della Padania

Una figura di pugliese forte, un po’ “caciarona” ed approssimativa, la donna forte della Lega fino a 10 giorni fa. Rosy Mauro, la leghista del sud, attuale vicepresidente del Senato, sta inanellando inviti pressanti, voltafaccia ed insulti come non ne ricordavamo da tempo.

Nel marasma, il Trota Renzo sta passando quasi per una persona responsabile. La Mauro invece raffigura il male assoluto. E’ tanto vero che si vocifera che il partito stia per epurare sia la Mauro che Belsito, limitando alla sola sospensione la sanzione a Bossi jr.

Anche Maroni ieri sera si è detto dispiaciuto delle mancate dimissioni: e giù fischi della base. Se non ce l’avessero detto che era la serata dell’orgoglio padano, potevamo scambiarla per una terronata… ed invece eravamo nel bergamasco.

Si deve dimettere o no Rosy Mauro? E’ giusto che sia bullonata alla sedia visto che, secondo lei, non ha motivi per dimettersi?

Si nota un inquietante accanimento terapeutico/salvifico nel partito dei padani.

Buon divertimento!

link –> articolo sul Corriere

Maroni: “Più forti di prima, ora si riparte”. Sicuro?

Il momento peggiore della storia leghista, senza dubbio alcuno. Bossi si dimette e, con una enfasi quasi eccessiva, dichiara di anteporre il partito alla famiglia. E, con un tardivo mea culpa, ammette: “l’errore è mio, i figli in politica“.

Ora il triunvirato Calderoli-Maroni-Dal Lago. Ma l’ex ministro degli Interni del governo Berlusconi spera di surclassare tutti al prossimo congresso federale che deciderà il successore del Senatur. Il Giornale di oggi dà Maroni come “vincitore dimezzato”: forse la migliore descrizione di una figura ben vista soprattutto fuori dal partito. Roberto Maroni, infatti, era ed è quello che “l’aveva detto”. Ma ieri sera un primo segno palese di contestazione, appena fuori dalla sede di via Bellerio a Milano dove poco prima Bossi aveva dato le dimissioni. Alcuni sostenitori gli hanno dato del Giuda traditore. Se sono uno sparuto gruppo di nostalgici o, viceversa, una nutrita quota dei sostenitori lo si capirà solo con il passare del tempo e con il congresso previsto in autunno.

L’occhialuto leghista potrebbe essersi esposto troppo e l’odio interno potrebbe giocargli un brutto scherzo.

Buon divertimento!

link –> fotostoria sul Corriere

Tramontano per sempre i ministeri al Nord: chi lo dice a Calderoli?

I famosi uffici vuoti della Villa Reale di Monza non ospiteranno più le sedi distaccate dei ministeri. Operazione tanto voluta dal Carroccio, specie dal mitico Calderoli*, quella di aprire sedi a settentrione era stata una bandiera, un’operazione di marketing per dimostrare tutto il potere leghista.

In barba all’effettiva utilità, il partito del Senatur Bossi aveva tirato dritto e, arredando alla bell’e meglio un paio di stanze (ma tralasciando gli inutili pc… come se una segretaria odierna possa farne a meno), aveva comunicato alle italiche genti che anche la Padania aveva diritto ad un po’ di sano statalismo.

Roma si era rivoltata: il sindaco Alemanno, sotto pressione questi giorni per altre vicende, aveva difeso a spada tratta il proprio diritto di avere dei mega-baracconi nel pieno centro città. “Come si permettono questi lombardi ad imitare il nostro ozio statale?” sembra abbia dichiarato i lprimo cittadino (fonti non ufficiali).

Ma il Tribunale del Lavoro della Capitale aveva bloccato l’operazione, con conseguente ricorso del governo Berlusconi.

La parola fine, però, è venuta da Monti: nelle scorse ore è stato ritirato il ricorso.

Il professore sembra ci sappia fare con i no. Che si stia inimicando qualcuno così facendo?

Buon divertimento!

link –> articolo sul Corriere

* delle sue gesta abbiamo parlato molte volte. Vi segnaliamo solo:

1) Aldo Grasso ed il fu ministro Calderoli: “Padania maiala”!

2) Sacrifici da lacrime (del ministro Fornero) e parlamento padano (volutamente senza maiuscole)

Bossi preme ancora su Berlusconi: “o Formigoni o il governo Monti”. Nonostante i sondaggi

Non c’è che dire: la combattività del Senatur è ancora alta. Ma stavolta, a dire il vero negli ultimi mesi, le cose sembra siano cambiate.

Il malpancismo interno alla Lega Nord ormai non stupisce nessuno. L’ex ministro Maroni e l’Umbertone hanno pubblicamente messo su scenette da grandi amici, ma tutti sanno che la questione è solo rimandata (vi ricordate questo?).

E allora il nostro Bossi torna a prendersela con il suo ex alleato Silvio, reo di continuar a tenere in vita il governo Monti. Dovrebbe lasciarlo cadere, pena il mancato appoggio in regione Lombardia al presidentissimo Formigoni.

Minacce vere o presunte, quel che è certo è che anche in Veneto ed in Piemonte Pdl e Lega governano insieme. Che succederà se la rottura avvenisse al Pirellone? Sarebbe impossibile far finta di nulla. Ma Bossi si mostra sicuro ed afferma: “non abbiamo paura di andare soli al voto, vinciamo comunque. Io sono l’unico a non guardare i sondaggi, vado a naso”.

A volte, però, il naso non basta e la “vincita sicura” è difficile se hai “solo” il 25% dei voti.

Buon divertimento!

link –> articolo del Corriere

Maroniani vs bossiani: la spaccatura evita la galera a Cosentino

Ci sarà lo zampino di Berlusconi (appena intravisto dal sottoscritto dall’argentiere di fiducia)? Molti vociferano che Silvio abbia passato lunghe ore al telefono per convincere l’ex alleato Umberto Bossi ed alcuni deputati leghisti.

Quel che è certo è che Cosentino non finirà in galera. La spaccatura interna al partito secessionista ha avuto il clamoroso (ma non troppo) effetto di non far raggiungere il numero sufficiente a concedere la custodia cautelare. Maroni ha subito dichiarato che gli elettori non capiranno, ma che non c’è nessun disaccordo con il Senatur. Non si direbbe.

Nella foto il deputato campano abbraccia l’on. Papa, lui sì dimagrito per la galera (forse elargita con una decisione un po’ affrettata?).

Il Teatrino che a seconda del momento, della convenienza e dell’aria che tira, cambia le sue decisioni. Specie se il caro Silvio ci mette la coda e se si può non assumersene la responsabilità, schermati dal voto segreto.

Buon divertimento!

link –> articolo del Tempo

Aldo Grasso ed il fu ministro Calderoli: “Padania maiala”!

In tempo di serietà – si parla quasi esclusivamente di tasse, economia ed affini -, ci pensa Aldo Grasso a ricordarci che nel nostro Teatrino ancora si aggirano indisturbati figuri come il leghista Calderoli. Dopo la polemica sul cenone del premier Monti (ne parlammo qui), al nostro eroe sarà dedicato un piccolo libricino dal soave titolo “Padania maiala”.

Sul Corriere ne scrive così:

“Se vivessimo in un Paese normale, dopo la sparata sui presunti bagordi di Palazzo Chigi consumati a Capodanno dal presidente Mario Monti, il poco onorevole Roberto Calderoli avrebbe dovuto chiedere scusa. Invece si è incarognito: vuole una risposta in sede istituzionale perché Monti fa troppo il maestrino. […]

Non contento delle gesta del Trota, il cerchio magico del Capo – l’inner circle di Gemonio – sta preparando per la prossima festa dell’ampolla un’antologia di interventi calderoliani. Titolo provvisorio: «Padania maiala». Come molti ricorderanno, nel 2007 Calderoli inveì contro la costruzione di una moschea a Bologna: «Metto a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire, come a suo tempo feci in quel di Lodi». Tra l’altro, Calderoli è anche l’ideatore dell’attuale legge elettorale, il «Porcellum», poi definita dallo stesso «una porcata». È una legge di natura: il pomo più bello va in bocca al porcello. […]

Dopo i maiali, l’altra ossessione del poco onorevole sono i gay. Una delle sue frasi preferite è questa: «La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni. Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni!». Già, il buon gusto: «Dare il voto agli extracomunitari? Un Paese civile non può fare votare dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi». Il libro sarà la ricognizione puntuale del «piccolo mondo mostruoso» in cui abitiamo e verrà presentato a Monza, nella ex succursale del ministro semplificato Calderoli.”

Buon divertimento!

link –> articolo completo sul Corriere

Tremonti diventerà leghista, parola di Bossi: «All’estero ha grande credito. A differenza di Silvio»

Non è certo una novità: l’ex ministro dell’economia Giulietto Tremonti è sempre stato vicino al partito secessionista del Senatur. Ma una volta c’era il nostro caro Silvio, che tutto teneva sotto controllo. Ora che le alleanze sono andate a farsi benedire (forse, ne parliamo qui), la dichiarazione tagliente trova libero sfogo.

Così Bossi, dal ristorante Luna di Bolzano (sempre location istituzionali per dichiarazioni importanti, eh!?), ci tiene a far sapere che Tremonti «entrerà nella Lega». Che, inoltre, il credito di cui gode all’estero è ottimo, a differenza del suo ex amico Berlusconi, che sarebbe colpevole di stare «lì buono come una pecorella» (non Gaetano, n.d.a.).

Specie durante o nell’imminenza di periodi vacanzieri, l’Umberto dà il meglio di sé, esternando a più non posso, “tanto-poi-chi-se-ne-ricorda”. Ricordiamo estati scandite da dito medio, vaffa, chiamate alle armi per la secessione, sproloqui assortiti. Meno male che la pausa natalizia è breve.

Dunque, anno difficile, almeno abbiamo avuto il Teatrino sempre vispo a tenerci compagnia.

Buone Feste a tutti quelli che ci hanno seguito e che ci seguiranno, Bossi compreso.  🙂

Buon divertimento!

link –> articolo sul Corriere

Il lato sexy della politica: Cicciolina, Jessica Rizzo e le altre

In questi tempi di tasse e sacrifici, perchè non distrarsi un po’? Lo facciamo con il lato hot della politica, forse il più serio dell’intero Teatrino…

Buon divertimento!

Ripreso da Pane&Politica (www.panepolitica.it) – grazie all’autore Mario Grasso.

Starlette, madrine, soubrette, veline, sexystar. Chiamatele come vi pare ma fanno parte del grande teatro della politica. L’ultima comparsata di Sara Tommasi, contro il signoraggio bancario, ha fatto sicuramente discutere […].

La storia politico-televisiva del Belpaese è ricca […]. Come non partire da un piccolo siparietto capitato nel 2000 all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e Anna Falchi. Durante una puntata di Porta a porta, a telecamere spente, la Falchi si lascia andare con una “mossa” del bacino chiedendo al Cavaliere se gli piaceva anche il suo, mentre lui parlava di grandi opere di collegamento dei bacini fluviali.

Ma i colpi di teatro non finiscono qui. Clarissa Burt, modella americana e donna di spettacolo, dopo l’attentato alle torri gemelle del 2001 va sempre nel salotto di Bruno Vespa tentando a sorpresa di far indossare il burqa alle onorevoli Melandri e Mussolini. Ancora nel 2001, e come ogni anno, durante la sfilata romana del Gay Pride, appaiono tre madrine d’eccezione: Ambra Angiolini, Mara Venier e Maria Grazia Cucinotta. Quest’ultima contestata poiché, secondo alcune lesbiche, rappresenta un’icona maschile.

[…] Miss Padania, Umberto Bossi e la gara di bellezza della Lega nord. Durante la serata finale compare il leader del Carroccio e non può mancare il rito di fertilità: un suo autografo sul seno di una Miss.

Ma l’atmosfera si fa ancora più calda con l’arrivo delle pornostar. […] Storica l’elezione, nel 1987 alla Camera dei deputati di Ilona Staller, al secolo Cicciolina, nel Partito Radicale.

Candidata a Sindaco per le amministrative di Monza 2012, insieme alla collega Milly D’Abbraccio, Cicciolina non è l’unica che ha portato un vento hard di cambiamento alla politica italiana.

Jessica Rizzo ha organizzato girotondi contro la pornotax […], Jessica Massaro ha preferito farsi verniciare da mucca, nuda, a Montecitorio partecipando al sit-in organizzato dagli allevatori. Jessica Gaile, con Valentina Demy e Rossana Doll hanno messo le tute bianche dei Disobbedienti prima del Genoa Social Forum.

Anche in questo caso, gli esempi potrebbero allungare la lista delle donne “su e giù dal palco” della politica spettacolarizzata. Probabilmente, attrici porno, starlette, soubrette, attrici, miss e madrine hanno voglia di rivendicare una specie di impegno civico atto al riconoscimento pubblico e far sentire la propria voce nel flusso continuo del dibattito politico odierno.

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