Il teatrino della politica | TDP

spettacolari burattini parlanti

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Berlusconi ammette le difficoltà a Napolitano: fine di un’epoca?

Sembra che ieri sera Silvio abbia ammesso al Presidentissimo Napolitano di essere in difficoltà con l’esecutivo.

Il cosiddetto “patto dei giardinetti” sul tema delle pensioni – se Berlusca e Senatur non troveranno un’intesa, è possibile che passino il resto dei loro giorni a dare da mangiare ai piccioni di parco Sempione – potrebbe non arrivare.

Lo scenario probabile, se la celeberrima “quadra” non dovesse trovarsi, è un governo dell’eminenza grigia Gianni Letta, meno probabilmente dell’attuale presidente del Senato Schifani.

Alchimie, palazzi, sirene, sirenette. Quadra e squadra, tira e molla.

Nel frattempo si annuncia una (nuova) pioggia torrenziale su Roma per domani a metà giornata.

Signore e signori, anche il buon Dio sta dando un segnale al suo omologo Silvio Berlusconi: forse è ora di agevolare un melmoso, incerto, “alla-vecchia-maniera-italica” cambiamento. Tanto meglio di questo non sappiamo e possiamo fare (purtroppo).

Tu chiamalo, se vuoi, rimpasto. Quello che vi pare, basta che si muova qualcosa.

Buon divertimento!

link –> resoconto della serata di ieri sul Corriere

Ieri Governo battuto: Scilipoti dov’era?

Ieri 11 ottobre il Governo è andato sotto clamorosamente. Si rischia, stavolta sul serio. Scilipoti era assente: l’ago della bilancia d’Italia (!) che fine aveva fatto? Se l’è domandato, tra gli altri, anche Fabrizio Roncone sul Corriere. Ha alzato la cornetta ed ecco cosa ne è uscito (tra virgolette il prode Scilipoti).

ROMA – «Eccomi qua. Cos’è successo?».

Onorevole Domenico Scilipoti, lo sa bene cos’è successo.
«No, dico sul serio: cos’è successo di tanto grave?».

Va bene, se ha deciso di fare quello che…
«Senta, io sto rientrando adesso a Roma e ho solo intuito che c’è un po’ di agitazione…».

Lei la chiama agitazione?
«Mhmm… Vabbé, il governo è andato sotto, ho capito: ma io, scusi, che c’entro?».

Il suo voto, il voto del «responsabile» Scilipoti è mancato.
«Ero fuori. Impegni importanti assai».

Tipo?
«Uff…».

Tipo?
«Uuhhh… e non insista, la prego».

Insisto: che impegno aveva?
«A Messina, al Tribunale… avevo una questione… come dire? Preliminare».

E non poteva rimandare?
«E io le chiedo: i capigruppo della maggioranza non potevano farmi una telefonatina e avvertirmi che il governo rischiava di sprofondare?».

Scilipoti, lei li legge i giornali, no?
«Eh…».

La verità è che lei non s’è fatto tanti scrupoli.
«La verità è che nella maggioranza, come appunto raccontano i giornali, c’è dibattito: e anche io, all’interno di questo dibattito, ho una posizione aperta».

Continui.
«Scilipoti ritiene…».

Scusi, sta parlando in terza persona?
«Sì, certo. Scilipoti ritiene che il fatto di stare dentro una maggioranza non paralizza i deputati. Non è che tutto quello che decidono i vari Verdini o Cicchitto è oro colato. Voglio dire: io, lo scorso 14 dicembre, lasciando l’Italia dei valori e votando la fiducia al governo Berlusconi mi sono immolato per il bene degli italiani. Quindi, sempre per il bene del Paese, ora posso anche fare un passo indietro».

Questa è una notizia.
«Il fatto è che dobbiamo uscire da certi schemi ingessati. Non è che lì a Montecitorio siamo solo per dire sì, o no, a seconda di come ci viene ordinato. Io ho le mie idee su come far uscire l’Italia da questa crisi. Ma se le mie idee vengono sempre ignorate, poiché ho a cuore le sorti del Paese, posso anche rivedere certe posizioni, e guardarmi intorno…».

Sta parlando con Scajola e Pisanu?
«Io non ci parlo con quelli che stanno in Parlamento da trent’anni e si propongono come alternativa a Berlusconi. Non ha senso chiedere a Berlusconi di tornarsene ad Arcore, per poi ritrovarsi davanti facce di signori che frequentano il Parlamento dai tempi di Fanfani… Ri/nno/va/re! Ri/nno/va/re! Ri/nno/va/re!».

Berlusconi non apprezzerà.
«Berlusconi di qua, Berlusconi di là… Senta: io, quando feci la scelta che sappiamo, e che m’è costata cattiverie e insulti, decisi con il Cavaliere un certo tipo di percorso. Ora, visto che le cose non stanno andando come previsto, io entro nel dibattito che s’è sviluppato dentro la maggioranza, e sto, come dicono quelli che parlano bene, nella dialettica, e mi muovo, ascolto…».

E poi?
«E poi decido, è chiaro. Scilipoti è uno che decide. Si sa, no?».

(Domenico Scilipoti, di anni 54, da Barcellona Pozzo di Gotto – ginecologo e agopuntore con la passione per l’Oriente, «ma siccome in Transatlantico c’è qualche ignorantone, mi scambiano per stregone» – il 14 dicembre scorso tradì Antonio Di Pietro per sostenere il Cavaliere. Un’ora dopo il voto, in una piazza vicina a Montecitorio, venti immigrati furono fermati mentre manifestavano in suo sostegno. Identificati dalla polizia, dichiararono di essere stati assoldati proprio da lui, da Scilipoti ).

Buon divertimento!

link –> intervistadi Roncone sul Corriere

I conti non tornano

L’argomento del giorno: le nuove cariche che il governo sta elargendo come compenso per la responsabilità dei Responsabili.

Non è un bello spettacolo. Fa parte di quel modo tutto nostrano di intendere la politica come pratica di scambio di favori. Una parte fondamentale del teatrino.

Detto ciò, qualche numero. Alla data dell’insediamento, il nostro immortale Silvio aveva nominato 21 ministri e 37 sottosegretari: 58 componenti. Oggi, prima delle nuove nomine, siamo poco sopra quota 50. Oggi arriveremo intorno ai 60, posto in più, posto in meno.

Senza giustificare l’attuale situazione, ricordo che il governo Prodi II aveva 103 componenti (dopo aver meritoriamente partorito una norma che fissava un tetto massimo di 60).

La matematica politica è un’opinione.

Buon divertimento!

Strategie

Creativa, cangiante ed esilarante, magari un po’ ondivaga (!). La strategia del governo sulla questione libica è un lampante esempio di come il teatrino politico sia nel pieno del suo splendore.

Ridere sul macabro è un ottimo esercizio mentale ed aiuta a rilassare lo spirito.

Il punto è che non so se sia più macabro il conteggio dei civili che ogni giorno rimangono coinvolti nelle operazioni incrociate di fazioni, stati, dittatori e clown politici, oppure lo stillicidio di dichiarazioni, rettifiche, ripensamenti, nicchi di un governo che ormai sembra essere un cartonato di sé stesso.

Con buona pace del Senatur: nell’immagine cerca di esprimere le sue impressioni sulla scelta dell’esecutivo di partecipare a dei raid mirati in Libia. Per poi allinearsi, ovviamente.

Buon divertimento!

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