Il teatrino della politica | TDP

spettacolari burattini parlanti

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Italia: benzina a 2 euro ed altre storie

Storie di terrore e raccapriccio. Storie di chi, andato in vacanza per tre settimane, torna e paragona l’Italia a quanto visto all’estero. E quanto visto all’estero sembra sempre migliore.

Poi ci si riflette su e ci si dice: “non può essere che una Polonia qualsiasi sia migliore del nostro beneamato Paese”. E probabilmente non lo è.

Ma ritrovi il caos, l’ignoranza, l’inciviltà, la sporcizia, il menefreghismo, la benzina a 2 euro al litro, il debito pubblico a 2.000 miliardi di euro, i beni artistici, culturali e paesaggistici depredati e sistematicamente distrutti giorno per giorno, gli stessi politici di trenta anni fa, le giovani generazioni invitate in tutti i modi a scappare, delinquere o ammanicarsi.

Non avevi dimenticato tutto, speravi solo si fosse trattato di un brutto incubo. Ed invece bentornati nella realtà.

“Basta che ce stà ‘o sole, basta che ce sta ‘o mare…”.

Buon divertimento!

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Auto blu: Roma batte Londra 72.000 a 195

Mercoledì post-tonfo della borsa italiana, tutti aspettano di vedere cosa accadrà, sia al governo che all’indice milanese. Noi del Teatrino, nel frattempo, inganniamo il tempo proponendo alcuni passaggi dell’articolo di Fabio Cavalera sul tema tanto caro delle “auto blu”, pezzo apparso sul Corriere, blog Big Ben (lo trovate qui).

Che dite, ci indignamo per qualche secondo?

“In Italia circolano 72 mila auto blu: il dato ufficiale basta consultarlo sul sito del Formez che ha compiuto il monitoraggio per conto del ministero della pubblica amministrazione. Numero sbalorditivo ma il bello deve ancora venire.

Già, perchè si scopre che la nostra burocrazia è riuscita a catalogare le auto di servizio in tre gruppi: le “auto blu-blu” (proprio così, due volte blu) che sono quelle di rappresentanza politico-istituzionale  “a disposizione di autorità e alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali” (circa 2 mila), poi le “auto blu” (una sola volta blu) che sono quelle a disposizione dei “dirigenti apicali” (testuale, circa 10 mila), infine le “auto grigie” adibite, dice la relazione del Formez, ai “servizi operativi” (60 mila). Gli addetti sono 35 mila (di cui 14 mila autisti), la spesa per il personale è di 1,2 miliardi di euro all’anno. La spesa di gestione è di 350 milioni di euro che, sommando gli ammortamenti, diventa di 650 milioni. C’è poco da commentare, basta una parola: vergogna.

E nel Regno Unito? […] Ecco i numeri ufficiali (anche in questo caso consultabili facilmente sul sito della “GDCDA” oltre che del governo): al 31 marzo 2010 le auto blu in dotazione ai ministeri erano 78, il parco auto era complessivamente di 261 nel 2010, sceso a 195 nel 2011. Per parco auto s’intendono le vetture “blu-blu” (usiamo la terminlogia italiana e non quella britannica che si limita a un sobrio “ministerial cars”) e le vetture “blu” e “grigie”, utlilizzate per i servizi […]. Gli addetti sono 239 e il costo complessivo è di circa 7 milioni di sterline.

Ammettiamo pure che alla statistica sfuggano le auto di rappresentanza della famiglia reale (che sono 8). Ammettiamo che sfuggano pure quelle dei magistrati dell’Alta Corte e dei sindaci delle maggiori città. Nonostante tutto il raffronto fra Roma e Londra (sulle auto blu-blu) è imbarazzante. E poi ci sorprendiamo se scivoliamo sempre più giù…”

Buon divertimento!

link –> il blog di Fabio Cavalera sul Corriere

Mario Sechi ai figli: “Non è questa l’Italia che ho sognato”

E’ agosto, è vero, ma sembra che nessuno se ne sia accorto. Questioni ben più importanti della tintarella animano il dibattito pubblico e, se è pur vero che molti politici/burattini nostrani fanno dichiarazioni da Porto Cervo con tanto di yacht sullo sfondo (qui), è altrettanto palese che l’economia non aspetta i vacanzieri, non attende le riforme mancate, non concede anni di immobilismo (come lo sono stati gli ultimi venti).

Sul Tempo di oggi il direttore Mario Sechi, pensatore liberale con cervello attivo, non asservito a nessuno fazione politica pur avendo idee dichiaratamente di centrodestra, vuole lasciare i suoi pensieri in una breve lettera destinata ad essere letta nel futuro dai suoi figli, ora piccoli. Il Teatrino la consiglia a tutti gli italiani, ai giovani e meno giovani, a tutti quelli che la pensano come gli pare ma che vivono sul territorio nazionale e lo sentono, in fondo, il loro Paese.

Chiude così: “Siamo patrioti, lavoriamo sodo, siamo creativi, amiamo l’intelligenza, vogliamo lasciare una testimonianza del nostro passaggio sulla terra. Molti, come vostro padre, vengono dal nulla, hanno studiato, sofferto, accettato il rischio, viaggiato, cambiato tanti posti di lavoro, messo a frutto il talento. Lo Stato ha deciso che tutto questo non va esaltato, ma punito, tassato e chiuso in un recinto di mediocrità. Cari bambini, volevo dirvelo, non è questa l’Italia che ho sognato.”

Comunque sia, buone vacanze e buon divertimento connazionali!

link –> la lettera del direttore Sechi ai suoi figli sul Tempo (14 agosto 2011)

Grecia oggi, Italia domani?

La Grecia è allo sbando. Anche oggi scioperi generalizzati, nuovi scontri, una nazione alla paralisi.

I mali che hanno portato la situazione ad un tale livello sono noti: corruzione, sprechi nella macchina statale, cristallizzarsi di privilegi, inefficiente sistema paese.

L’elenco sembra riproponibile anche per l’Italia; la paura è che nel medio-lungo termine la situazione possa peggiorare anche qui da noi. Sicuramente la nostra struttura economico-sociale è più forte ed ha retto a crisi strutturali che sembravano poterci mettere in ginocchio, una su tutte quella del 1992. Ma per quanto possiamo andare avanti con tassi di crescita nulli? Per quanto il nostro turismo potrà continuare a perdere terreno rispetto a regioni del mondo che non hanno neanche il 5% di quello che possiamo vantare noi? Per quanto ci possiamo ancora permettere uno Stato che ci costa troppo e ci offre troppo poco? Per quanto fare impresa sarà più difficile di una vincita al superenalotto? Per quanto chi intraprende sarà considerato un evasore a prescindere, uno che si arricchisce a discapito dei suoi connazionali?

Riforme liberali, sempre promesse e mai attuate (da qualsiasi parte politica), ed una macchina statale più snella sono le uniche speranze.

Ok, tornando seri, che ha fatto oggi la Roma?

Buon divertimento!

Mal di Pil

Stamattina, sulla pagina Twitter del quotidiano La Stampa, c’era un post che suonava un po’ come una battuta malriuscita: “News: l’Italia cresce meno dell’Europa”. Seguiva il rimando all’articolo (che trovate in basso).

Ora, che questa sia una “news” ho i miei seri dubbi. Dico, sono (quasi) 28 anni che calpesto il suolo peninsulare e che mi nutro, oltre che di porchetta abruzzese, di notizie economico-finanziarie negative.

Non ricordo una sola volta che i media, le persone comuni, gli opinion leader o i miei nonni mi abbiano detto: “Ehi, quest’anno l’Italia ha una situazione economica per niente male”.

Inizio a pensare che il Pil sia una brutta malattia, che meno sale e meglio è. Per caso sbaglio?

Buon divertimento!

link –> articolo della Stampa

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