Il teatrino della politica | TDP

spettacolari burattini parlanti

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Calderoli contro Kyenge, l’ultima di una lunga serie di stupidaggini

calderoli-kyenge-orango-15-07-2013Le polemiche scatenate dalle esternazioni di Calderoli contro la ministra dell’Integrazione Kyenge non si placano. In un comizio della Lega a Treviglio, infatti, il buon Roberto aveva dichiarato: “Quando la vedo non posso non pensare a un orango” (qui su Repubblica). Si ricorda che la carica attuale di Calderoli è di Vice Presidente del Senato della Repubblica.

Lui nelle ore dopo si è scusato, adducendo l’attenuante della “foga da comizio”. Al Corriere ha avuto modo di spiegare: “Ho fatto una premessa al comizio, cioè il mio amore per gli animali. Lì – sbagliando, lo ammetto – ho esplicitato un pensiero: citare l’orango era un giudizio estetico che non voleva essere razzista. Mi lasci spiegare. Io ho una mia forma mentis: quando conosco una persona, faccio paragoni estetici con un animale. Per tutti”.

Era un giudizio estetico dunque. Chissà perchè non ci pare una linea difensiva delle più efficaci.

Ma nulla di cui stupirsi, il prode Calderoli ha familiarità con le stupidaggini. Per brevità vi elenchiamo una spicciolata di amene esternazioni prese qua e là, giusto per inquadrare meglio il personaggio:

– Calderoli che vuole spostare il Quirinale al nord Italia;

– Calderoli che offre il suo maiale per una passeggiata nella prevista nuova moschea a Bologna;

– Calderoli che esprime tutto il pensiero sui gay;

– Calderoli che rilascia un’intervista in giacca e mutande.

Trovate diverse altre chicche qui, tra cui questa: “Che gli immigrati tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla con le scimmie, ma a casa nostra si fa come si dice a casa nostra!”.

Intanto Napolitano continua la sua opera quotidiana di indignazione, fingendosi stupito di quanto sia barbaro il livello politico italico.

Buon divertimento!

Raffaele Lombardo candida il figlio. Il Trota ora è meno solo

La storia non si ripete mai. Siamo così sicuri? In politica sembra ripetersi sempre: l’ennesimo “figlio eccellente” candidato dal padre politico è sul piatto, stavolta si tratta di Toti Lombardo, figlio di Raffaele, zar di tutte le Sicilie.

Spenti da un paio di mesi i riflettori sul Trota, alias Renzo Bossi, in casa Lega Nord, più di un migliaio di km più a sud si pongono le basi per un’ascesa folgorante quanto spiegabilissima del figlio di un altro politico di spicco, appunto l’ex presidente dimissionario della regione Sicilia.

Come suole dirsi in questi casi, non c’è nulla di illegale, ma la questione dell’opportunità è palese come un faro nella notte.

Così Alfio Sciacca oggi sul Corriere:

«Liberi di crederci» ma anche la Sicilia avrà il suo «trota». Dopo l’apparente uscita di scena del governatore Raffaele Lombardo ora è il turno del figlio. Toti, studente universitario di 23 anni, scende in campo in vista delle prossime elezioni regionali con la lista dell’Mpa che sostiene il candidato presidente Gianfranco Micciché. Lo slogan che ha scelto è appunto «liberi di crederci».

Famiglia in politica – E così la saga dei Lombardo in politica continua. Alla scorsa tornata elettorale il governatore siciliano fece candidare il fratello Angelo contemporaneamente alle elezioni per la Camera dei Deputati e a quelle per la Regione Siciliana. E, manco a dirlo, con quel cognome pesante Lombardo, Angelo, venne eletto a Roma e Palermo, optando poi per il parlamento nazionale che a differenza di quello regionale concede come benefit anche l’immuinità. Non si sa mai!”

link –> articolo completo sul Corriere

Dopo Berlusconi, anche Bossi vuol tornare?

Del ritorno di Berlusconi se n’è parlato ampiamente, anche qui sul TDP.

Di oggi, invece, la notizia della dichiarazione piccate e sinistre di Umberto Bossi, ex leader della Lega spodestato da Roberto Maroni in seguito agli arcinoti scandali interni. Le parole del Senatur, rivolte proprio a Maroni, suonano così (riprendiamo dal Corriere di oggi):

“«Non rispondo, ma il capo sono io». Così Umberto Bossi, conversando in Transatlantico risponde a chi gli chiede un commento alle parole di Maroni: «Ci sono tanti cani piccoli – aggiunge – che abbaiano molto ma non fanno paura». Il nuovo segretario federale della Lega aveva detto in un’intervista a Sette: «La presidenza di Bossi è un ruolo affettivo. Non ha nessun potere. È il riconoscimento concesso alla sua storia personale». Parole che non devono essere piaciute al senatur. Ormai nella Lega Nord si parla da separati in casa: Roberto Maroni da una parte, Umberto Bossi dall’altra. E l’intervista al magazine del Corriere è forse l’atto ufficiale con cui l’eterno delfino del Carroccio ha messo alla porta il padre storico del movimento padano, riaffermando la propria leadership. «Non ho niente da dire – aggiunge commentando l’ultima uscita del suo predecessore -. Il congresso ha preso delle decisioni e per me la questione è chiusa»”.

“Il capo sono io” non suona proprio come un ritiro ai giardinetti. E sta a vedere che alle elezioni 2013 si riproporranno Bossi, Berlusconi, Prodi…

Buon divertimento (con i soliti noti)!

Fini cestina il Fli, secondo lui marginale ed ininfluente

E’ passata un’era geologica politica dal “che fai mi cacci” urlato a brutto muso da Gianfranco Fini all’allora premier Silvio Berlusconi. In realtà sono solo una manciata di mesi, sufficienti però ad un cambio di governo e ad eclissare (per sempre?) le due figure principali del centro-destra italiano.

Se di Silvio nostro tanto si è detto è scritto nel frattempo, di Gianfranco si sono perse un po’ le tracce sempre più con il passare delle stagioni. Molti si ricorderanno lo show di Mirabello dove si prefigurava un nuovo, importante, europeo soggetto di destra: il Fli, Futuro e libertà per l’Italia.

Molti litigi, defezioni, debacle elettorali e imbarazzanti prese di posizioni dopo, qualcuno ha notizia di che fine abbia fatto Fli? Di quanti deputati conti? Di quale forza elettorale disponga? Un soggetto che ha il polso della situazione è sicuramente il suo fondatore Fini: ha avuto modo di dichiarare che “abbiamo dimostrato la nostra marginalità e in certi casi ininfluenza”, ponendo una bella pietra tombale sul partito mai partito. L’ennesimo, come ci fa notare Daw-blog. Ora vorrebbe ripartire con un “un nuovo polo europeo, patriottico e riformatore”. Sì, ma con chi? Casini l’ha abbandonato, Pdl e Lega non ne parliamo, Pd sta bene del suo… forse Grillo?

Sembra che il famoso cerino acceso alla fine abbia trovato la sua ultima mano: ah Gianfrà, niente niente ti sei pentito?

Buon divertimento!

Terremoto, il ministro Ornaghi non ha tempo di far visita ai luoghi colpiti!

Il terremoto che ha colpito la zona tra Modena, Ferrara e Bologna è stato una grave calamità per le abitazioni civili e le strutture commerciali ed industriali, ma anche per gli edifici storici di alto valore artistico.

Se ne sono accorti tutti, ovviamente, anche il Ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi. Ma, a parte le parole di rito, ha tenuto a far sapere che al momento non potrà andare in visita ai luoghi colpiti, questo per precedenti impegni istituzionali (qui la notizia riportata da Dagospia).

Ora, cosa c’è di più importante per una carica istituzionale che intervenire in un momento di emergenza e portare lo Stato lì dove ci sono cittadini in difficoltà? E’ un’operazione di forma magari, ma anche in gesti come questi una nazione si ritrova. Se al Signor Ministro pesa la sua carica, può farsi da parte (che magari Sandro Bondi – il poeta – torna volentieri al suo posto).

Infine una chicca sempre in tema terremoto: il leghista segretario di sezione a Rovato (BS) Stefano Venturi, dopo la sua battuta su Twitter che recitava “Terremodo del nord italia.. Ci scusiamo per i disagi, ma la padania si sta staccando (la prossima volta faremo più piano)”, è stato costretto alle dimissioni dal suo partito (qui su Giornalettismo).

Buon divertimento!

Aspettando i ballottaggi, tra Grillo e scandali

Dopo questo weekend si avranno i risultati delle amministrative in importanti città d’Italia, su tutte Parma, Genova e Palermo.

Sebbene i partiti centristi ed il Pdl si erano affrettati a dar poca importanza a questa tornata elettorale, i risultati del primo turno sono stati un autentico scossone tra i partiti tradizionali. C’è stata un’impressione di smarrimento molto forte ed il governo Monti non ha rischiato solo perchè Pdl, Udc e Pd sanno che alle eventuali elezioni politiche sarebbero in grossa difficoltà.

I trend che si evidenziano sono:

1) grillini in forte ascesa, ma questo ormai non fa notizia;

2) Pdl allo sbando totale, con appoggio al Movimento 5 stelle a Garbagnate Milanese e malcelato tifo anche su altre piazze, pur di arginare la sinistra tradizionale. Senza rendersi conto che (anche) così si condanna ad un declino inesorabile;

3) Udc in riposizionamento, con Casini che in 24h lascia appiedato Fini. A proposito dell’ex ras di An, cosa ne sarà di lui? Sembra davvero sparito dalla scena e le elezioni nazionali potrebbero segnarne il suo declino definitivo. Forse;

4) scandali a gogò, tra Lusi che accusa tutti e la Lega che foraggiava i figli di Bossi con una paghetta da 5.000 euro al mese di euro pubblici.

Insomma tutto va ben, madama la marchesa.

Buon divertimento!

Renzo Bossi a Vanity: il mio futuro sarà da “muratore o agricoltore”

Ci sono mestieri nobili che elevano il saper fare del lavoro manuale ad un’arte. Non parliamo solo dei pittori o degli scultori, ma anche dei carpentieri, degli allevatori, dei muratori e dei contadini.

Renzo Bossi, detto “il Trota”, ha saputo dell’esistenza di una alternativa alla noiosa vita del politico di professione, ed ha subito colto la palla al balzo: ”Voglio continuare a studiare, trovarmi un lavoro e costruire il mio futuro”. Quale? ”Muratore o agricoltore, per stare un po’ all’aria aperta” (l’intervista completa su Vanity Fair).

In effetti un po’ di aria aperta farebbe ossigenare le sue meningi.

E, nonostante ”due anni vissuti con la cravatta sono troppi” e che Maroni ha fatto sapere che “nel futuro della Lega non c’e’ posto per Bossi jr,  che è il turno dei quarantenni con esperienza” (Ansa), il Trota una porticina comunque se la vuole lasciare aperta: “‘Fra dieci anni ne avrò 33 e più’ esperienza, si vedrà”.

Certo, metti caso che la vita del muratore fosse stancante, si potrebbe sempre tornare a scorazzare in Bmw pagata dal partito…

Buon divertimento!

Umberto Bossi si ricandida (come volevasi dimostrare)

Ebbene sì, come tutti si aspettavano il Senatur si ricandiderà per tornare alla guida della Lega Nord.

Lo scandalo che ha investito il partito da almeno un mese a questa parte sembra acqua passata. O meglio, in occasione del “Lega unita day” di Zanica (Bergamo), Umbertone ha risposto così alla domanda dei curiosi giornalisti sulla sua eventuale ricandidatura al congresso federale di fine giugno: “Sì, penso di sì. Per forza, per la gente“, “altrimenti la gente pensa che non siamo uniti. Lo farò se serve a tenere unita la Lega”.

Insomma è la gente che lo vuole.

Inoltre Bossi senior ha tenuto a precisare che “Nessuno ha rubato. Abbiamo fatto solo alcuni errori. Ci è caduta una tegola in testa ma correremo più forti di prima”. Sicuro si possano chiamare “errori”?

Agli elettori leghisti l’ardua sentenza (anche se negli anni hanno digerito di tutto per amore del capo) ed a Maroni la sua bella battaglia interna.

Buon divertimento!

Lega, la corsa a “chi si dimette di più”. Tranne la Mauro…

In Lega Nord sono da sempre stati “diversi”. Più urlatori, più populisti, ma anche più schietti e (apparentemente) meno corrotti. Almeno fino ad oggi.

Gli scandali o presunti tali che stanno investendo il più antico partito d’Italia presente in Parlamento hanno fatto emergere una singolare ulteriore caratteristica: la propensione al “passo indietro”.

Da Renzo Bossi all’odierne dimissioni annunciate da Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo, nel partito del (non più) segretario Umberto Bossi è corsa a dimostrare di essere senza macchia e, seppur sfiorati e non indagati, a rimettere il mandato, a “dare l’esempio” come ebbe a dire il Trota giorni fa.

Ma siamo sicuri che questa strategia sgorghi dal profondo del cuore dei dimissionari? O non siano più un volersi ingraziare i reggenti del partito, far passare la burrasca e poi ricicciare fuori tra un po’ con altri incarichi? Il sospetto sorge, anche perchè il bagno purificatore a volte ha degli inspiegabili buchi neri (vedasi il mancato allontanamento dal partito di Bossi jr).

Insomma in tutto questo bailamme, il Tdp quasi quasi tifa per Rosy Mauro, leghista-terrona che, avendo tutti contro, probabilmente resisterà strenuamente al suo posto. Divenendo il primo vicepresidente del Senato “ad personam”, appoggiata solo da sé stessa.

Buon divertimento!

Rosy Mauro non molla nonostante tutto. Puglia vs resto della Padania

Una figura di pugliese forte, un po’ “caciarona” ed approssimativa, la donna forte della Lega fino a 10 giorni fa. Rosy Mauro, la leghista del sud, attuale vicepresidente del Senato, sta inanellando inviti pressanti, voltafaccia ed insulti come non ne ricordavamo da tempo.

Nel marasma, il Trota Renzo sta passando quasi per una persona responsabile. La Mauro invece raffigura il male assoluto. E’ tanto vero che si vocifera che il partito stia per epurare sia la Mauro che Belsito, limitando alla sola sospensione la sanzione a Bossi jr.

Anche Maroni ieri sera si è detto dispiaciuto delle mancate dimissioni: e giù fischi della base. Se non ce l’avessero detto che era la serata dell’orgoglio padano, potevamo scambiarla per una terronata… ed invece eravamo nel bergamasco.

Si deve dimettere o no Rosy Mauro? E’ giusto che sia bullonata alla sedia visto che, secondo lei, non ha motivi per dimettersi?

Si nota un inquietante accanimento terapeutico/salvifico nel partito dei padani.

Buon divertimento!

link –> articolo sul Corriere

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