Il teatrino della politica | TDP

spettacolari burattini parlanti

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Auto di De Magistris presa a calci: anche per lui una Maserati blindata?

Stamane è avvenuto un misfatto al solerte ex-magistrato Giggino De Magistris: in quel di Napoli la sua auto blu è stata bloccata per alcuni minuti e presa a calci e pugni da una trentina di disoccupati “ex appartenenti al progetto di reinserimento che va sotto la sigla «Bros»”, come si legge nell’articolo apparso sul Corriere del Mezzogiorno (lo trovate qui, con tanto di video piuttosto esplicativo).

Lo sport di riservare violenze all’auto del sindaco di Napoli non è nuovo, visto che in tempi passati era accaduto anche alla Russo Iervolino, forse uno dei sindaci più fallimentari dell’intero Occidente, e prima di lei ad Antonio Bassolino.

Ci si chiede: una Maserati blindata anche per il primo cittadino partenopeo? Contando che La Russa ne ha prese 19 proprio pochi giorni or sono (qui trovate la gaia novella), facciamo cifra tonda, 20, ed assicuriamo l’incolumità di Luigino nostro.

Buon divertimento!

Se Steve fosse nato in provincia di Napoli – di Antonio Menna

Oggi il Teatrino vi propone un intervento del giornalista Antonio Menna, ripreso dal suo blog (qui). Anche se un po’ in ritardo sulla scomparsa di Steve Jobs, il pezzo comunque merita di essere ripreso… Buon divertimento (forse)!

Se Steve fosse nato in provincia di Napoli – di Antonio Menna

Steve Jobs è cresciuto a Mountain View, nella contea di Santa Clara, in California. Qui, con il suo amico Steve Wozniak, fonda la Apple Computer, il primo aprile del 1976. Per finanziarsi, Jobs vende il suo pulmino Volkswagen, e Wozniak la propria calcolatrice. La prima sede della nuova società fu il garage dei genitori: qui lavorarono al loro primo computer, l’Apple I. Ne vendono qualcuno, sulla carta, solo sulla base dell’idea, ai membri dell’Homebrew Computer Club. Con l’impegno d’acquisto, ottengono credito dai fornitori e assemblano i computer, che consegnano in tempo. Successivamente portano l’idea ad un industriale, Mike Markkula, che versa, senza garanzie, nelle casse della società la somma di 250.000 dollari, ottenendo in cambio un terzo di Apple. Con quei soldi Jobs e Wozniak lanciano il prodotto. Le vendite toccano il milione di dollari. Quattro anni dopo, la Apple si quota in Borsa.

Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme. I due hanno una idea. Un computer innovativo. Ma non hanno i soldi per comprare i pezzi e assemblarlo. Si mettono nel garage e pensano a come fare. Stefano Lavori dice: proviamo a venderli senza averli ancora prodotti. Con quegli ordini compriamo i pezzi.

Mettono un annuncio, attaccano i volantini, cercano acquirenti. Nessuno si fa vivo. Bussano alle imprese: “volete sperimentare un nuovo computer?”. Qualcuno è interessato: “portamelo, ti pago a novanta giorni”. “Veramente non ce l’abbiamo ancora, avremmo bisogno di un vostro ordine scritto”. Gli fanno un ordine su carta non intestata. Non si può mai sapere. Con quell’ordine, i due vanno a comprare i pezzi, voglio darli come garanzia per avere credito. I negozianti li buttano fuori. “Senza soldi non si cantano messe”. Che fare? Vendiamoci il motorino. Con quei soldi riescono ad assemblare il primo computer, fanno una sola consegna, guadagnano qualcosa. Ne fanno un altro. La cosa sembra andare.

Ma per decollare ci vuole un capitale maggiore. “Chiediamo un prestito”. Vanno in banca. “Mandatemi i vostri genitori, non facciamo credito a chi non ha niente”, gli dice il direttore della filiale. I due tornano nel garage. Come fare? Mentre ci pensano bussano alla porta. Sono i vigili urbani. “Ci hanno detto che qui state facendo un’attività commerciale. Possiamo vedere i documenti?”. “Che documenti? Stiamo solo sperimentando”. “Ci risulta che avete venduto dei computer”.

I vigili sono stati chiamati da un negozio che sta di fronte. I ragazzi non hanno documenti, il garage non è a norma, non c’è impianto elettrico salvavita, non ci sono bagni, l’attività non ha partita Iva. Il verbale è salato. Ma se tirano fuori qualche soldo di mazzetta, si appara tutto. Gli danno il primo guadagno e apparano.

Ma il giorno dopo arriva la Finanza. Devono apparare pure la Finanza. E poi l’ispettorato del Lavoro. E l’ufficio Igiene. Il gruzzolo iniziale è volato via. Se ne sono andati i primi guadagni. Intanto l’idea sta lì. I primi acquirenti chiamano entusiasti, il computer va alla grande. Bisogna farne altri, a qualunque costo. Ma dove prendere i soldi?

Ci sono i fondi europei, gli incentivi all’autoimpresa. C’è un commercialista a Napoli che sa fare benissimo queste pratiche. “State a posto, avete una idea bellissima. Sicuro possiamo avere un finanziamento a fondo perduto almeno di 100mila euro”. I due ragazzi pensano che è fatta. “Ma i soldi vi arrivano a rendicontazione, dovete prima sostenere le spese. Attrezzate il laboratorio, partire con le attività, e poi avrete i rimborsi. E comunque solo per fare la domanda dobbiamo aprire la partita Iva, registrare lo statuto dal notaio, aprire le posizioni previdenziali, aprire una pratica dal fiscalista, i libri contabili da vidimare, un conto corrente bancario, che a voi non aprono, lo dovete intestare a un vostro genitore. Mettetelo in società con voi. Poi qualcosa per la pratica, il mio onorario. E poi ci vuole qualcosa di soldi per oliare il meccanismo alla regione. C’è un amico a cui dobbiamo fare un regalo sennò il finanziamento ve lo scordate”. “Ma noi questi soldi non ce li abbiamo”. “Nemmeno qualcosa per la pratica? E dove vi avviate?”.

I due ragazzi decidono di chiedere aiuto ai genitori. Vendono l’altro motorino, una collezione di fumetti. Mettono insieme qualcosa. Fanno i documenti, hanno partita iva, posizione Inps, libri contabili, conto corrente bancario. Sono una società. Hanno costi fissi. Il commercialista da pagare. La sede sociale è nel garage, non è a norma, se arrivano di nuovo i vigili, o la finanza, o l’Inps, o l’ispettorato del lavoro, o l’ufficio tecnico del Comune, o i vigili sanitari, sono altri soldi. Evitano di mettere l’insegna fuori della porta per non dare nell’occhio. All’interno del garage lavorano duro: assemblano i computer con pezzi di fortuna, un po’ comprati usati un po’ a credito. Fanno dieci computer nuovi, riescono a venderli. La cosa sembra poter andare.

Ma un giorno bussano al garage. E’ la camorra. Sappiamo che state guadagnando, dovete fare un regalo ai ragazzi che stanno in galera. “Come sarebbe?”. “Pagate, è meglio per voi”.

Se pagano, finiscono i soldi e chiudono. Se non pagano, gli fanno saltare in aria il garage. Se vanno alla polizia e li denunciano, se ne devono solo andare perchè hanno finito di campare. Se non li denunciano e scoprono la cosa, vanno in galera pure loro.

Pagano. Ma non hanno più i soldi per continuare le attività. Il finanziamento dalla Regione non arriva, i libri contabili costano, bisogna versare l’Iva, pagare le tasse su quello che hanno venduto, il commercialista preme, i pezzi sono finiti, assemblare computer in questo modo diventa impossibile, il padre di Stefano Lavori lo prende da parte e gli dice “guagliò, libera questo garage, ci fittiamo i posti auto, che è meglio”.

I due ragazzi si guardano e decidono di chiudere il loro sogno nel cassetto. Diventano garagisti.

La Apple in provincia di Napoli non sarebbe nata, perchè saremo pure affamati e folli, ma se nasci nel posto sbagliato rimani con la fame e la pazzia, e niente più.

link –> testo di Antonio Menna

Sole, mare e munnezza

Siamo dei campioni della polemica, del rimbalzarci le responsabilità, del riempirci la bocca di “io l’avevo detto” ma, nel frattempo, nel rimanere immobili.

Napoli simboleggia cosa siamo capaci di fare (in peggio). L’ovvio (organizzare un sano smaltimento dei rifiuti) da noi diviene lo straordinario (emergenza, esercito, nasa, ufo). E lo straordinario, il perennemente irrisolto.

Mentre noi bruciamo i rifiuti in strada, ci chiudiamo in casa per non inalare, rischiamo malattie, in altri paesi, realmente civili, riescono a smaltire, riciclare, riutilizzare, creare energia e posti di lavoro. E non parlo solo di Germania.

Basta che ce sta ‘o sole, basta che ce sta ‘o mare…“.

Buon divertimento!

link –> fresco fresco, l’ennesimo flash di agenzia, sempre uguale da anni (questo dell’Agi)

De Magistris e Napoli: (ri)iniziano le “tarantelle”

(Premessa: per brevità evitiamo le dichiarazioni di Bassolino, Iervolino, commissari speciali e compagnia. 20 anni di buffonate.)

C’erano tempi in cui il Mortadella (noto anche come Romano Prodi) annunciava “in 24 ore Napoli sarà pulita dai rifiuti”. Qui le prove, sicuramente non tacciabili di partigianeria di destra, visto che è un articolo di Repubblica.

Poi arrivò il Cavaliere (ormai declassato a cavallo stanco) e anche lui si vantò di poter risolvere la nauseabonda questione. E’ durato poco, oggi sappiamo come è tornata la situazione nel capoluogo campano.

Ecco l’ultimo supereroe: no, non Pisapia, bontà sua, ma De Magistris. Anche lui, non volendo farsi mancare la sua figura di melma, ha dichiarato di riuscire a pulire al città in 5 giorni. Accortosi, poi, che qualcosa non stava andando per il verso giusto, ha gridato al complotto. Interessante. Qui uno dei tanti articoli che richiamano la cosa.

Insomma, cambia il burattino ma la scena è sempre inevitabilmente quella.

Buon divertimento!

P.s.: grazie al laureando di casa per avermi segnalato la dichiarazione del neosindaco napoletano, lui sa. 🙂

La Rosa solitaria

Le elezioni sono vicine e gli analisti, i commentatori ed i nullafacenti-appassionati come me si lanciano in prevedibili previsioni.

Stavolta eviterò, preferendo piuttosto guardare per un attimo al passato. Del comune napoletano, nello specifico.

Rosa Russo Iervolino è di certo l’esemplificazione del “sindaco inutile, quindi dannoso”. Dieci anni di assoluto immobilismo, di promesse e di discorsi. Tempo che scorre, stipendio che viene puntualmente accreditato, auto blu, convegni, prestigio. Intanto la città, che in un lasso di tempo così ampio poteva almeno avviarsi verso un miglioramento, sprofonda in voragini, reali e non.

Oggi è stata lasciata politicamente sola da tutti, compreso i suoi compagni di partito. Chissà perchè.

Dai, meno male che da molti sarà ricordata per il suo suadente tono di voce. Una carriera servita a qualcosa.

Buon divertimento!

link –> articolo del Corriere su Facebook

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