Il teatrino della politica | TDP

spettacolari burattini parlanti

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Raffaele Lombardo candida il figlio. Il Trota ora è meno solo

La storia non si ripete mai. Siamo così sicuri? In politica sembra ripetersi sempre: l’ennesimo “figlio eccellente” candidato dal padre politico è sul piatto, stavolta si tratta di Toti Lombardo, figlio di Raffaele, zar di tutte le Sicilie.

Spenti da un paio di mesi i riflettori sul Trota, alias Renzo Bossi, in casa Lega Nord, più di un migliaio di km più a sud si pongono le basi per un’ascesa folgorante quanto spiegabilissima del figlio di un altro politico di spicco, appunto l’ex presidente dimissionario della regione Sicilia.

Come suole dirsi in questi casi, non c’è nulla di illegale, ma la questione dell’opportunità è palese come un faro nella notte.

Così Alfio Sciacca oggi sul Corriere:

«Liberi di crederci» ma anche la Sicilia avrà il suo «trota». Dopo l’apparente uscita di scena del governatore Raffaele Lombardo ora è il turno del figlio. Toti, studente universitario di 23 anni, scende in campo in vista delle prossime elezioni regionali con la lista dell’Mpa che sostiene il candidato presidente Gianfranco Micciché. Lo slogan che ha scelto è appunto «liberi di crederci».

Famiglia in politica – E così la saga dei Lombardo in politica continua. Alla scorsa tornata elettorale il governatore siciliano fece candidare il fratello Angelo contemporaneamente alle elezioni per la Camera dei Deputati e a quelle per la Regione Siciliana. E, manco a dirlo, con quel cognome pesante Lombardo, Angelo, venne eletto a Roma e Palermo, optando poi per il parlamento nazionale che a differenza di quello regionale concede come benefit anche l’immuinità. Non si sa mai!”

link –> articolo completo sul Corriere

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E’ la Minetti che deve dire a Berlusconi di non ricandidarsi…

Ammettiamolo: nessuno credeva davvero nell’uscita di scena di Silvio Berlusconi. Ma a 76 anni, quasi 20 di politica attiva, diversi governi (fallimentari) alle spalle e dopo aver nominato il delfino Alfano come suo successore, il caro Silvio come “nuovo” premier sembra  eccessivo.

In tutto ciò ci si trastulla con le dimissioni della consigliera regionale lombarda Nicole Minetti. Quasi tutto il partito, come una falange armata, chiede che Nicole faccia un passo indietro. Anche Alfano lancia ultimatum, come si legge ad esempio sul Messaggero. Come ovvio, però, l’ordine è venuto proprio da Berlusconi.

Ora, il Tdp non ha mai provato particolare simpatia per la pettoruta giovane donna, più impegnata nella scelta delle sue magliette che per il bene dei suoi corregionali. Ma siamo sicuri che il tema principale sia far dimettere ora la Minetti? Prima non si avvertiva la stessa necessità?

Ribaltiamo allora il piano: Nicole, solo tu (con le tue doti persuasive) puoi farci un grande favore e far desistere Silvio nostro dal (ri-ri-ri)scendere in campo. Forse a te sta a sentire.

Perchè se è vero che quando si è giovani si commettono errori (vedi il Trota, la stessa Minetti ed una miriade di altri), a più di 75 anni qualcosa si dovrebbe aver capito.

Buon divertimento!

Maroni: “Più forti di prima, ora si riparte”. Sicuro?

Il momento peggiore della storia leghista, senza dubbio alcuno. Bossi si dimette e, con una enfasi quasi eccessiva, dichiara di anteporre il partito alla famiglia. E, con un tardivo mea culpa, ammette: “l’errore è mio, i figli in politica“.

Ora il triunvirato Calderoli-Maroni-Dal Lago. Ma l’ex ministro degli Interni del governo Berlusconi spera di surclassare tutti al prossimo congresso federale che deciderà il successore del Senatur. Il Giornale di oggi dà Maroni come “vincitore dimezzato”: forse la migliore descrizione di una figura ben vista soprattutto fuori dal partito. Roberto Maroni, infatti, era ed è quello che “l’aveva detto”. Ma ieri sera un primo segno palese di contestazione, appena fuori dalla sede di via Bellerio a Milano dove poco prima Bossi aveva dato le dimissioni. Alcuni sostenitori gli hanno dato del Giuda traditore. Se sono uno sparuto gruppo di nostalgici o, viceversa, una nutrita quota dei sostenitori lo si capirà solo con il passare del tempo e con il congresso previsto in autunno.

L’occhialuto leghista potrebbe essersi esposto troppo e l’odio interno potrebbe giocargli un brutto scherzo.

Buon divertimento!

link –> fotostoria sul Corriere

Dal partito al Senatur: “tuo figlio è un bugiardo”. E spunta una cartella “The Family”

I giorni della resa dei conti nella Lega Nord? Molti non vedevano l’ora di poter attaccare Bossi ed il suo “cerchio magico”, come è stato soprannominato il suo stretto entourage. Il caso Belsito sta dando il via a faide, accuse, regolamenti di conti prima impossibili.

Delle concitate ore di riunioni in via Bellerio si è scritto molto in questi giorni. Un aspetto, però, è particolarmente significativo: la distanza dal vecchio Senatur con l’operato del figlio, a detta di molti quantomeno sconveniente.

Oggi su Repubblica possiamo leggere (qui l’articolo completo):

Muto e incredulo, Umberto Bossi, davanti ai suoi colonnelli della Lega Nord che per la prima volta gli dicono che è tutto vero. Anche se lui – assicurano – non sapeva nulla.

Vere le contestazioni degli inquirenti sui soldi della Lega serviti per ristrutturare la casa di Gemonio o per comprare il macchinone a Renzo. Glielo dicono in via Bellerio, durante la drammatica riunione della segreteria politica […]. E hai voglia, il vecchio capo, a smentire e negare.

Come quando […] Bossi assicura che il Trota sta studiando Economia e che la laurea è vicina: “Mi ha fatto vedere il libretto”. Ma i suoi insistono, e quando un leghista di rango gli fa notare che non è così, all’Umberto sembra franare il terreno sotto i piedi.

E la stessa scena si ripete sulla storia della Bmw di Renzo: “Mi ha detto che la sta pagando in leasing”. Vero niente, è la replica, “al di là delle responsabilità personali tutte da accertare, le accuse dei pm sono fondate”. È a questo punto che Bossi si attacca al telefono, i tratti del volto quasi sfigurati dalla rabbia. Chiama Renzo, poi decide di mollare la riunione e di fiondarsi a Gemonio: dalla Manuela e dai figli, pesantemente lambiti dalle inchieste di tre Procure”.

E spunta in cassaforte una inquietante cartella con la scritta “The Family”, che si ipotizza contenga buona parte delle uscite ipotizzate illecite a favore dei Bossi.

Buon divertimento!

Renzo Bossi (lo statista) parlò: “soldi dalla Lega non ne ho mai presi”

Ed anche la Lega Nord sembra aver perso la sua verginità.

La vicenda del tesoriere Francesco Belsito (ma quanto sono divenuti di moda questi oscuri figuri?) sta gettando badilate di fango sul partito di via Bellerio. Potete leggere un ottimo suo profilo sul sito di Formiche, quindi non ci dilunghiamo sulla strana carriera fatta dal filiforme personaggio.

Quel che invece preme sottolineare sono le dichiarazioni dei Bossi. Sì, proprio al plurale, perchè come ben sappiamo, dobbiamo tenere sempre presente Umberto, ma anche il suo delfino e/o Trota Renzo.

Il primo ha dichiarato: “denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa” (qui sul Corriere). A Scajola fischiano le orecchie.

Il figlio, invece: “sono sereno, soldi dalla Lega non ne ho mai presi” come “anche la mia famiglia” (fonte Agi).

Meno male va, ora siamo tutti più tranquilli e convinti.

Buon divertimento!

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